Un giardino incantato: Marco Cappannini

C’è un giardino immaginario ma possibile nelle immagini fotografiche di Marco Cappannini. La tecnica personalissima che usa lo rende affine a certa pittura contemporanea. Sembra un paradosso ma, in effetti, nelle opere di Cappannini è presente la pittura, quella pop, consegnata allo sguardo avido di chi osserva attraverso l’uso di tinte piatte e monotono.Eppure si tratta di fotografia.

La natura, che poi rappresenta il contesto ideale per il soggetto buffo del nano da giardino, è quella più selvaggia dei nostri boschi, più grintosa e meno scontata dei prati verdi di moquette, nature un po’ seriali e artificiose che certi giardini sono in grado di sfoggiare. Il nano si innesta nell’immagine inquadrata come una folgorazione, come un guizzo di energia.

L’azione poetica è quella decontestualizzare la piccola figura di folclore, depredandola idealmente di quell’alone un po’ kitsch un po’ popolare che ha contribuito a rendercela famigliare e banale. Le quattro immagini, donate dall’artista per il progetto Arte in Ospedale installate negli ambulatori di Odontostomatologia del presidio di Fano, rappresentano un’ ideale di libertà, incarnano il simbolo di riconquista ed accompagnano chi le osserva in uno straordinario viaggio surreale, affrontabile in sana chiave ironica.

Le immagini, appartenenti a questo ciclo, sono stampate su forex, prive di cornice, proprio per dare l’idea di una installazione, cioè sorta di situazione performativa, in cui le opere colloquiano l’una con l’altra, senza creare cesure o delimitazioni che ne limiterebbero il livello comunicativo.

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