Corsie d'Arte: Buccella, Caruso, Spinelli e Gennari

L’acqua, elemento prezioso per la vita umana, è il tema poetico scelto dai quattro giovani artisti della Sezione di Grafica dell’Accademia di Belle Arti di Urbino per la realizzazione delle opere dedicate al reparto di Dialisi del Presidio Ospedaliero Santa Croce dell’Azienda Marche Nord, in ambito del progetto Arte in Ospedale.

La mostra narra dell’acqua, simbolo di vita, di ricchezza, ricordando che senza di essa l’esistenza non è possibile. Questo valore assume un significato ancor più forte per gli utenti di questo reparto per i quali l’acqua è oggetto di privazione.

Il primo intervento è stato quello di Riccardo Bucella che ha attualizzato l’antica tecnica xilografica, partendo dallo studio di alcune opere rinascimentali e con la voglia di esprimersi nelle grandi dimensioni che aveva pervaso artisti come Tiziano Vecellio e Jacopo de’ Barbari.

Il tema dell’acqua è stato trattato per la sua forza arcaica e incontenibile, rendendolo con armonia e poesia. L’acqua per Bucella non è impeto e tempesta , ma piuttosto potere evocativo,poetico, aspetti antitetici dell’elemento liquido vitale. Segni fitti, estenuanti incroci, linee parallele contrapposte a circolarità armoniche e leggere.

Laura Gennari

Matteo Spinelli

L’acqua è interpretata in forma di bolla, sospesa nell’abbraccio ideale di onde in movimento che si concedono alla sguardo con un uso del segno quasi musicale, sinuoso. L’opera sostiene un suo ritmo che permette aperture interpretative dell’elemento liquido: pioggia, cielo, oceano, vento, ruscello, lago, cascata …e così via.

Un percorso che si affranca dall’immagine scontata del mare, essendo capace di suggerirne la forza, l’odore, l’atmosfera, attraverso una valenza tutta sensoriale. “Onde” è un lavoro che parte da un elemento iconografico preciso, che perde poco a poco consistenza, forza e fisicità per trasformarsi in soggetto aniconico, astratto, espressione massima d’essenza.

Il lavoro raggiunge un livello espressivo molto alto nel momento in cui l’acqua incontra l’aria, confondendo i “confini” tra elementi. Bucella ha compreso l’equilibrio precario che governa il rapporto tra gli elementi, anche in relazione alla natura degli uomini. Questo ha contribuito a produrre un lavoro comunicativo ed essenziale, lasciando tuttavia spazio all’interpretazione e all’immaginazione evitando di sottrarne al reale.

Il secondo intervento, firmato Mattia Caruso, è caratterizzato da una profonda ricerca sulla forza degli elementi, in particolare sull’acqua, intesa come simbolo. L’elemento antropomorfo è rappresentato da imponenti mani, di michelangiolesca memoria.

E’ presente una componente chiara che rimanda all’arte classica, la struttura iconografica è trattata alla maniera monumentale, come mostrano le dita, date da una miriade di segni che ne costruiscono la massa e ovviamente la forza. La posizione delle dita è semiaperta, e la conseguenza è una mano schiusa, nella posizione cioè di chi sta per ricevere un dono prezioso. Le mani non arginano l’acqua, ma lasciano che essa scorra tra le pieghe delle dita, continuando il proprio ciclo vitale, in maniera fluida.

Riccardo Bucella

E’ la logica naturale di chi ha concepito la bellezza dell’acqua nella sua potente funzione: quella di dissetare gli uomini, di detergerne il corpo, di rilassarne lo spirito attraverso la sua musicalità e infine di curarne l’esistenza.Caruso ha intuito il senso ancestrale di questo elemento, la sua valenza essenziale alla vita, intuibile soprattutto da chi si trova alle prese con problematiche mediche legate all’apparato renale.

Proprio per questo, l’artista, ha tradotto in pura poesia visiva questo paradosso, in perenne bilico tra desiderio e repulsione, tra bisogno e privazione. L’acqua che accarezza quelle mani potrebbe essere stata generata da qualsiasi fonte: Dalle nuvole, dal mare, da una fonte generosa, da uno specchio d’acqua in un’oasi desertica. Tutto riconduce all’unico senso possibile, e cioè all’elemento fluido simbolo universale di vita e di speranza.

Mattia Caruso è stato capace, attraverso l’utilizzo di pochi elementi, di narrare una storia universale, portando in scena un antico disegno di vita, spesso chiamato “destino”, capace di sintetizzare e riflettere lo spirito del tempo. Per queste ragioni il lavoro trasmette calore umano, nonostante la tecnica possa apparire fredda.

Mattia Caruso

Quel calore simboleggia la sicurezza di un abbraccio corale, un gesto possibile attraverso l’arte. Il terzo intervento ideato da Laura Gennari, muove dall’idea di acqua che scorre, incanalata in percorsi di tubature simboliche, pronta a sgorgare per conferire vitalità.

Anche in questo lavoro centinaia di segni ricamano il supporto rendendolo musicale e ritmico, nonostante le linee spezzate e il vortice di segni che vorrebbero alludere più al caos che all’armonia.Esattamente come avviene per le pulsioni che arricchiscono il vissuto di ciascuno, quest’ opera vibra degli eccessi e dei paradossi che la rendono viva.

Le mani socchiuse in prossimità della sorgente sono lavorate così bene dall’artista da poter essere considerate plastiche, in senso scultoreo. In questo caso le mani sembrano andare oltre la fisicità, per approdare in una dimensione più sublime, tendente allo spirituale.

E’ interessante comprendere che il segno, nell’economia della composizione, non sia sufficiente a se stesso nell’espressione della poetica e che debba ricorre all’ibridazione con la parola per completarsi.Un lavoro dalla cifra stilistica raffinata capace di produrre un linguaggio espressivo molto accessibile e ricco di suggestioni.

Ne è un chiaro esempio, l’armonia attraverso cui si manifesta la goccia che cade su altra acqua, capace di suggerire all’udito il suono che produce. Lo stesso può dirsi delle bolle che con impetuosità si disperdono da un altro fulcro liquido, che suggeriscono le fresche vibrazioni della vivacità quell’acqua. Insomma una composizione di energia pura che trascende il corpo dissetando lo spirito, rinunciando a inutili orpelli stilistici, in favore della pura essenza.

Completa il ciclo d’interventi il lavoro di Matteo Spinelli, del tutto differente dai precedenti per via della scelta di un soggetto aniconico. Sebbene, anche questa volta l’elemento elettivo sia l’acqua, non troviamo corrispondenze dirette che possano far pensare a quell’elemento naturale. In effetti, la scelta dell’artista è stata quella di ricorrere a significanti ideali, usando un particolare codice stilistico.

Matteo Spinelli

La meraviglia di segni unita alla particolarità dei toni cromatici scuri, fa di questo lavoro l’occasione perfetta per una possibile fuga in un mondo apparentemente irreale. Infatti, tutto sembra consumarsi sul piano delle emozioni e dei sensi, orchestrati alla perfezione come fossero suoni dell’anima. Nonostante l’uso di toni cromatici crepuscolari, l’opera non ricorda l’abisso ma piuttosto la bellezza leggendaria dell’universo, lo spettacolo brioso di segni che divengono magicamente bagliori di luce.

Laura Gennari

La luce confonde i contorni ma allude alla purezza, alla trasparenza, alla bellezza cristallina che riempie gli occhi e il cuore. Essa è a sua volta simboleggia l’acqua e per estensione la vita. Nella composizione si susseguono forme circolari, segni spezzati che a volte ricordano piume, forme irregolari che sembrano mappe surreali di terre misteriose.

C’è tutto questo nell’apparente religioso silenzio di quest’opera d’arte, soprattutto perché, anch’essa come le altre è stata concepita per alleviare le sofferenze di chi ne ha bisogno. Tra queste corsie l’Arte e la creatività si fanno cura, l’amarezza lascia il posto alla dolcezza della bellezza…

La luce confonde i contorni ma allude alla purezza, alla trasparenza, alla bellezza cristallina che riempie gli occhi e il cuore. Essa è a sua volta simboleggia l’acqua e per estensione la vita. Nella composizione si susseguono forme circolari, segni spezzati che a volte ricordano piume, forme irregolari che sembrano mappe surreali di terre misteriose.

C’è tutto questo nell’apparente religioso silenzio di quest’opera d’arte, soprattutto perché, anch’essa come le altre è stata concepita per alleviare le sofferenze di chi ne ha bisogno. Tra queste corsie l’Arte e la creatività si fanno cura, l’amarezza lascia il posto alla dolcezza della bellezza…

Laura Gennari

Riccardo Bucella

Il finito tende all’infinito e la parola diviene meno efficace del sentimento nel difficile esercizio comunicativo. E’ qui, tra questi camici bianchi e frammenti poetici che l’arte assolve il suo unico e alto ruolo: trasmettere bellezza a discapito del dolore, passione e vita annientando l’emarginazione.

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